Ritiri di scrittura

Slow Writing e Slow Reading: il tempo lento delle parole

Viviamo, leggiamo e scriviamo di corsa. Scorriamo i testi invece di leggerli, rispondiamo invece di scrivere. In questa velocità le parole perdono peso: diventano strumenti da usare, non più luoghi in cui sostare.

I ritiri nascono per fare il contrario: fermarsi, e restituire alle parole il tempo di cui hanno bisogno.

Slow Writing: scrivere lentamente

Scrivere piano non significa scrivere poco, né scrivere con fatica. Significa rovesciare l’ordine abituale: prima osservare, poi raccontare.

Chi scrive in fretta trova quasi sempre le parole che aveva già: le frasi pronte, i giudizi consueti, la versione della propria storia ripetuta mille volte. La lentezza interrompe questo automatismo. Scrivere a mano, attendere, tornare su una frase finché non dice esattamente ciò che sentiamo: è in questo spazio che affiora ciò che non sapevamo di sapere.

Per questo la lentezza non è un vezzo di stile ma una condizione. Solo una scrittura che si concede tempo può diventare ascolto di sé e, quando serve, atto di cura.

Slow Reading: leggere lentamente

Anche la lettura ha subito la stessa accelerazione: leggiamo molto e tratteniamo poco. Leggere lentamente vuol dire abitare un testo invece di consumarlo: leggerlo ad alta voce, rileggerlo, fermarsi sulla frase che ci ha toccati e chiedersi perché.

Un libro letto così smette di essere informazione e diventa specchio: ci restituisce qualcosa di noi che da soli non avremmo saputo nominare. È il principio della libroterapia, ed è anche la migliore scuola per chi scrive, perché si impara a scrivere lentamente leggendo lentamente. Non conta quanti libri si leggono, ma quanto in profondità.

Perché un ritiro

Questi principi si possono spiegare a parole, ma si comprendono solo praticandoli. E praticarli nella vita di ogni giorno è difficile: la lentezza ha bisogno di un tempo protetto e di un luogo che la renda possibile.

Il ritiro offre entrambi. Due giorni in piccolo gruppo, nella natura e lontano dagli schermi, in cui il ritmo lo dettano il passo, la luce, il silenzio:

  • si cammina in silenzio, per riaccendere i sensi prima delle parole;
  • si scrive all’aperto, a mano, con un quaderno e una matita;
  • si legge insieme, ad alta voce, pagine scelte per la loro capacità di curare;
  • si condivide, solo se lo si desidera, in un gruppo che ascolta senza giudicare.

La natura non è una cornice: è la prima maestra di lentezza. Un albero non ha fretta, una stagione non si può anticipare. Scrivere accanto a ciò che cresce piano insegna a concedere lo stesso tempo alla propria storia.

Non serve esperienza di scrittura. Serve il desiderio di rallentare.

IN EVIDENZA

PORDENONE Le Stagioni del Noncello Il primo ciclo nasce a Pordenone, nel verde lungo il fiume Noncello: quattro ritiri all’anno, uno per stagione. L’idea è semplice: lasciare che il ritmo dell’anno diventi il ritmo del racconto di sé. In autunno si scrive ciò che lasciamo andare, in inverno ciò che custodiamo, in primavera ciò che rinasce, in estate ciò che raccogliamo. Chi torna ritrova lo stesso luogo trasformato, e su quel cambiamento misura il proprio. Si può partecipare a un solo ritiro o attraversare l’intero anno. Gruppi di massimo 14 persone. Date in arrivo.

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