Slow Writing

Slow Writing: la scrittura che si prende il suo tempo

Da qualche tempo applico a me stesso, prima ancora che a chi scrive con me, un principio che ho chiamato Slow Writing: la scrittura lenta. Non è uno slogan, ma un metodo di lavoro — e, sempre di più, un modo di stare al mondo con la parola scritta.

Viviamo un tempo in cui si scrive più di quanto si sia mai scritto nella storia umana, spesso più in fretta di quanto si sia mai scritto. Slow Writing non è nostalgia del passato, ma una scelta precisa: restituire alla scrittura il tempo che la scrittura, per essere vera, richiede.

Cosa intendo per Slow Writing

  • Il tempo come materiale: dare alla scrittura il tempo che chiede, non quello che il calendario impone
  • La cura della singola frase come atto prima etico che estetico: rallentare per scegliere davvero le parole, non le prime che arrivano
  • La sottrazione come esercizio: scrivere meno, ma scrivere meglio
  • Il corpo nella scrittura: mano, respiro, voce, passo, come parte del processo e non come suo contorno

Non tutto ciò che si scrive in fretta è cattiva scrittura. Ma tutto ciò che vale la pena scrivere merita il tempo per essere scritto bene.

Le basi a cui mi ispiro

Slow Writing affonda le radici in un movimento culturale più ampio: quello Slow, nato in Italia alla fine degli anni Ottanta con Slow Food e diffuso nel mondo dal giornalista Carl Honoré con il suo “Elogio della lentezza”. Nel campo specifico della scrittura, un percorso analogo è stato tracciato in ambito scolastico dal pedagogista inglese David Didau, che ha mostrato come vincoli di scrittura molto stretti, applicati frase per frase, producano testi più consapevoli e maturi. Nel mondo accademico, Maggie Berg e Barbara Seeber hanno esteso lo stesso principio alla vita degli studiosi. Io porto questa stessa attenzione nella scrittura creativa, autobiografica e terapeutica, dove il tempo lento è già, di per sé, uno strumento di cura.

Le pratiche

  • Scrittura a mano, almeno per le prime stesure
  • Vincoli di rallentamento: frasi brevi obbligate, pause imposte, riscritture progressive
  • Camminata e scrittura: il passo come ritmo della frase
  • Editing come atto lento, sempre separato dal momento della scrittura
  • Rilettura ad alta voce, per restituire alla frase il suo respiro

I Ritiri Slow Writing

Porto questa pratica fuori dallo schermo in una serie di Ritiri Slow Writing in alcune città italiane. Nascono anche da qui: dal contrasto sempre più netto tra i tempi in cui viviamo oggi la scrittura — messaggi composti in pochi secondi, didascalie confezionate per un consenso immediato, appunti privati buttati giù di fretta tra una notifica e l’altra — e il tempo di cui la scrittura che vuole restare ha davvero bisogno. Non è un rifiuto della scrittura veloce dei social o della quotidianità, che ha le sue ragioni e la sua utilità: è la scelta di riservare, accanto a quella, uno spazio protetto in cui il tempo torni a essere una risorsa e non un vincolo.

I Ritiri sono due giorni immersivi di scrittura, silenzio, cammino e restituzione: un’interruzione volontaria del ritmo quotidiano, pensata per chi sente che la propria scrittura — sui social, nei messaggi, persino nel diario personale — si è ridotta a un riflesso automatico, e vuole riscoprire il piacere di scrivere senza fretta. Il calendario nazionale con città e date sarà pubblicato nelle prossime settimane; chi è interessato può scrivermi fin da ora per essere avvisato in anteprima.

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