Irène Némirovsky: scrivere per testimoniare
«All’improvviso un velivolo si staccò dal cielo, scese in picchiata sulla folla. Jeanne pensò: precipita! Poi: ma no, ci mitraglia, ci prende di mira, siamo perduti… istintivamente si portò le mani alla bocca per soffocare un grido. Le bombe erano cadute sulla stazione e un po’ più in là, sulla strada ferrata. La tettoia di vetro crollò in mille pezzi, che vennero proiettati sulla piazza ferendo e uccidendo coloro che vi si trovavano.
Nessuna pensò a ringraziare Jeanne. Lei tornò verso la piazza, dove le dissero che la città non aveva subito molti danni ma che un treno-ospedale era stato colpito dalle bombe proprio mentre entrava in stazione. La linea di Tours, però, non era stata danneggiata; il treno si stava formando in quel momento e sarebbe partito da lì a un quarto d’ora. Già la gente, dimenticando morti e feriti, si precipitava verso la stazione aggrappandosi alle valigie e le cappelliere come naufraghi ai salvagente».
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