C’è un punto, nella vita di ognuno, in cui il dolore smette di essere un evento e diventa un luogo in cui si abita. Non lo scegliamo: ci troviamo dentro, come dentro una stanza di cui non conosciamo ancora le pareti. SOUL nasce da una domanda semplice: cosa succede se, invece di aspettare di uscirne, cominciamo a scriverla?
Non parliamo del diario come genere letterario, ma come gesto: l’atto, antico quanto la parola, di portare la propria interiorità dentro una lingua. Un gesto che può prendere la forma di un racconto, di una poesia, delle prime pagine di un romanzo, di un memoir, di un appunto scritto di corsa a un’ora impossibile. SOUL è un diario dell’anima nel senso più ampio del termine: ogni scrittura che nasce dall’ascolto di sé, qualunque forma scelga di indossare.
Cinque incontri, cinque movimenti, per attraversare per scritto il tratto di vita più difficile — e trovare, dall’altra parte, non la sua cancellazione, ma la sua trasformazione in voce, in materia narrativa, in gioia.

I cinque movimenti
I. TERRA — il peso, la materia, ciò che non si può più tacere
Si comincia da ciò che pesa. La terra è il primo movimento perché è la parte più fisica del dolore: il corpo che lo porta, gli oggetti che lo custodiscono, i luoghi che lo trattengono. Scriviamo dal peso, non contro di esso — in un racconto, in una pagina di diario, in un ritratto: qualunque forma serva a dare consistenza a ciò che finora è rimasto muto.
II. ACQUA — la corrente, ciò che si perde e continua a passare
Quando la materia comincia a muoversi, diventa acqua: memoria che scorre, pianto, ciò che è andato via e non smette di attraversarci le mani. In questo movimento la scrittura impara a seguire una corrente invece di opporvisi — in una poesia, in una lettera mai spedita, nell’incipit di un memoir.
III. FUOCO — il movimento che dà il nome al percorso
È il fuoco della vita: quello che brucia insieme rabbia, desiderio, energia vitale, tutto ciò che nel dolore continua paradossalmente a bruciare. Non lo raffreddiamo — lo scriviamo. La parola diventa lo spazio in cui il fuoco può ardere senza distruggere: nel corpo di un racconto, nella tensione di una scena di romanzo, nella voce di un personaggio che, in fondo, siamo anche noi.
IV. ARIA — la distanza che restituisce la forma
Dopo il fuoco, serve aria. Il quarto movimento è un passo indietro rispetto alla propria storia: la distanza che permette finalmente di vederla intera, di darle una forma che da vicino non aveva. Si scrive per aprire prospettiva, con gli strumenti della narrazione — il punto di vista, la struttura, il montaggio delle scene.
V. ANIMA — la gioia che non cancella, integra
L’ultimo movimento non è un lieto fine: è un’integrazione. La gioia che non nega ciò che si è attraversato, ma lo accoglie dentro una voce più ampia. È lo spazio sottile, quasi immateriale, in cui tutto ciò che si è scritto nei quattro movimenti precedenti trova infine un unico respiro. Si chiude il percorso con un testo che tiene insieme la terra da cui si è partiti e la luce a cui si è arrivati.
Il percorso in pratica
Presentazione gratuita · venerdì 25 settembre, ore 18.30, online — per conoscere il percorso e il metodo prima di iscriversi.
Calendario · 5 incontri in diretta streaming su Zoom, a cadenza settimanale: 8, 15, 22, 29 ottobre e 5 novembre.
Formato · un movimento per incontro; parte introduttiva, scrittura guidata dal vivo, ascolto e restituzione in piccolo gruppo. Ogni lezione resta disponibile in videoregistrazione.
A chi si rivolge · a chiunque desideri attraversare per scritto una stagione difficile della propria vita — nessuna esperienza di scrittura richiesta, nessuna forma obbligata: si scrive con lo strumento che si sente più proprio.
Costo: 240 euro
Informazioni: ilmestierediscrivere.corsi@gmail.com
Cinque movimenti. Una sola voce, alla fine.
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