Gorilla Sapiens Edizioni: alla scoperta di scrittori emergenti

Prosegue lo nostra inchiesta sul panorama editoriale italiano con una intervista a Gorilla Sapiens una dinamica e indipendente casa editrice romana molto attenta al settore degli autori emergenti.

Partiamo dalla fine. Qual è il vostro ultimo libro in uscita? In che modo rappresenta la vostra linea editoriale?

La nostra ultima uscita è la serie in cinque volumi illustrati “Gargantua e Pantagruele” di Rabelais, nella superba traduzione di Augusto Frassineti (precedentemente edita da Rizzoli). Fino a questa pubblicazione, ci siamo sempre occupate di narrativa italiana emergente, soprattutto raccolte di racconti, non di genere, e spesso di taglio umoristico (ma non solo). La scelta di affrontare un grande classico come Rabelais ci è sembrata naturale, lo riteniamo una sorta di nume tutelare nostro e di molti nostri autori. Tra pochissimo invece riprenderemo con le pubblicazioni di autori italiani, ripartendo proprio da due già presenti nel nostro catalogo: Davide Predosin (che con noi ha pubblicato “Alcuni stupefacenti casi tra cui un gufo rotto”) e Carlo Speduti (già autore di “Un tebbirile intanchesimo e altri rattonchi” e “Sottrazione”), oltretutto coautori del romanzo “Lo Sturangoscia”. Casualmente le loro nuove raccolte di racconti saranno pubblicate quasi in contemporanea. Sui titoli manteniamo ancora il riserbo.

Raccontateci la vostra storia. Come siete diventate editori? E di quali libri siete particolarmente orgogliosi?

“Siamo tre sorelle, e la senior ci ha trascinate tutte nell’abisso senza speranza dell’editoria”. Questo è grossomodo quello che direbbero le mie sorelle (il tocco melodrammatico l’ho aggiunto io). Però è vero che un po’ me lo rinfacciano, chissà se per scherzo o no. Come sempre si dice in questi casi, la passione per i libri ci accompagna sin da bambine. Abbiamo studiato per questo (editoria, giornalismo, traduzione…), e abbiamo cercato (in realtà stiamo ancora cercando) di farne il nostro lavoro. Non è facile, si sa. Ma abbiamo avuto molte soddisfazioni, come quella di realizzare libri che amiamo profondamente, di metterci alla prova con testi singolari, di trovare autori unici. Difficile nominare solo qualche libro. Probabilmente il progetto più impegnativo è stato proprio il Gargantua e Pantagruele, e trattandosi di classico e di autore stramorto, possiamo nominarlo senza sentirci in colpa nei confronti di tutti gli altri, vivi e vegeti ma ancora poco classici.

In che modo descrivereste l’attuale situazione dei piccoli e medi editori. C’è uno scenario che descrive la piccola editoria come la vera artefice della scena letteraria italiana. C’è del vero?

Nella piccola editoria c’è probabilmente più voglia (e necessità) di fare ricerca, sperimentare, distinguersi. L’omologazione, che può funzionare sui grandi numeri, è deleteria in realtà molto più piccole che devono cercare di costruire una propria nicchia e soprattutto una propria identità. Da questo punto di vista mi sembra che la scena letteraria sia molto vivace in questo “sottobosco”. Naturalmente non si può generalizzare. Piccolo non è necessariamente sinonimo di qualità e serietà.  

“Il Mestiere di Scrivere” si occupa da 10 anni di scrittura creativa e dei modi per imparare la tecnica di base. Secondo voi si può insegnare il mestiere di scrivere? Le scuole di scrittura dal vostro punto di vista sono una risorsa per gli editori e una opportunità in più per reclutare nuovi autori, oppure rischiano di creare un esercito di “scriventi” non destinati al mondo editoriale?

Le scuole di scritture sono probabilmente un’arma a doppio taglio. Entrambi gli aspetti che hai sottolineato possono essere veri. Sicuramente un talento diciamo “grezzo” può trarre beneficio da uno studio che gli permetta di affinarsi, o anche di mettersi in discussione, aprendogli nuove prospettive. Al tempo stesso, a volte l’aver frequentato una scuola di scrittura può indurre a credere di essersi realizzati come scrittori fatti e finiti. Mentre c’è il rischio che manchi quel qualcosa in più, uno stile o un’identità autoriale, se vogliamo, quella voce propria che permette di individuare un vero scrittore. Sarebbe certamente utile affrontare lo studio della scrittura come uno strumento per comprendere le proprie potenzialità ma anche, in alcuni casi, i propri limiti. Ma qui entra in gioco anche l’onestà intellettuale di ciascuno.

http://www.gorillasapiensedizioni.com/

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