Descrizione
C’è un dolore che, appena accade, sembra togliere le parole. È il dolore della perdita — di una persona, di una salute, di una forma di vita che si dava per scontata — e insieme è, paradossalmente, il momento in cui la scrittura può offrire qualcosa che nessun’altra pratica offre: uno spazio in cui restare, senza dover subito guarire, spiegare o consolarsi.
“Scrivere il Dolore” nasce dalla convinzione che l’elaborazione del lutto e della malattia non sia soltanto un processo psicologico da attraversare, ma anche un’esperienza narrativa da comprendere e da abitare. Il dolore, per chi scrive, non è un ostacolo alla forma: è la forma stessa che chiede di essere trovata. Non tutta la scrittura che nasce dal dolore lo elabora davvero — spesso lo ripete, lo congela, lo mette in scena senza trasformarlo. Il lavoro di questo corso è proprio qui: imparare a distinguere lo sfogo dalla scrittura che cura, la cronaca dal racconto che dà senso.
Il percorso attraversa tre territori che spesso restano separati e che qui vengono messi in relazione: l’elaborazione del lutto, con le sue fasi e le sue resistenze; il diario di malattia, come testimonianza del corpo e della sua voce spesso ridotta al silenzio dai linguaggi clinici; e il memoir riparativo, come approdo possibile per chi desidera dare a un’esperienza dolorosa una forma narrativa compiuta, condivisibile, capace di restituire senso senza tradire la verità dell’esperienza vissuta.
L’impostazione del corso integra strumenti della scrittura autobiografica e della narrative medicine con suggestioni della psicologia junghiana e della fenomenologia della perdita: il dolore viene letto anche come soglia archetipica — ferita, ombra, possibile rinascita — che la narrazione può attraversare senza né negarlo né esserne sommersa. Ogni lezione unisce una parte teorica a un affondo pratico di scrittura guidata, in un clima di ascolto e di rispetto reciproco.

A chi si rivolge
Il corso è pensato per chi sta attraversando, o ha attraversato, un’esperienza di perdita o di malattia — propria o di una persona cara — e sente il bisogno di darle voce attraverso la scrittura. In particolare, è rivolto a:
- chi sta vivendo un lutto, recente o non ancora del tutto elaborato, e cerca uno spazio guidato per attraversarlo scrivendo
- chi tiene o ha tenuto un diario di malattia — propria o di un familiare — e desidera dargli una forma più consapevole
- chi lavora in ambito sanitario, educativo o di cura e desidera avvicinarsi alla scrittura come strumento di elaborazione, per sé o per chi assiste
- chi ha già del materiale autobiografico sul dolore o sulla perdita e vorrebbe iniziare a immaginarlo come un memoir
- chi si avvicina per la prima volta alla scrittura autobiografica e cerca un contesto accompagnato, non giudicante, in cui iniziare
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