Intervista immaginaria a Murakami Haruki a proposito del suo libro “Il mestiere dello scrittore”

Intervistatore: Maestro Murakami, il suo ultimo libro ci offre uno spaccato inaspettato sul suo mestiere. Non è comune che lei parli così apertamente del processo di scrittura. Cosa l’ha spinta a scrivere un’opera del genere?

Murakami: “Ho sempre pensato che scrivere non fosse qualcosa da mistificare, ma da condividere in modo onesto. Non ho scritto per stupire o per sembrare profondo, ma per spiegare alcune cose molto semplici che considero fondamentali. Scrivere romanzi non è un’attività per chi ha un’intelligenza superiore o conoscenze straordinarie. È un atto lento, che si compie a marcia ridotta, come pedalare o camminare. Questo ritmo riflette il mio approccio: ci sono persone che si muovono naturalmente a questa velocità mentale, e sono loro che trovano nel romanzo un mezzo espressivo ideale.”

Intervistatore: Questo ritmo lento sembra andare controcorrente rispetto alla rapidità del mondo contemporaneo, soprattutto nel contesto dei media visivi come cinema e televisione. È così?

Murakami: “Assolutamente. La narrazione romanzesca è un tempo diverso, lontano dalla velocità superficiale a cui siamo abituati. È il tempo della riflessione, dell’approfondimento e dell’analisi. Quando scrivi, ogni storia ha il suo tempo unico, che solo l’autore può scoprire. È questo che rende il romanzo un mezzo così profondo: non è legato al dinamismo inteso come velocità, ma a un dinamismo interiore, quello che nasce dal confronto continuo tra ciò che immagini e ciò che poi crei sulla pagina. È in questo dislivello tra forma originaria e forma creata che il romanziere trova il suo movimento e il suo significato.”

Intervistatore: Questa immagine del dislivello tra idee e creazione è affascinante. Tuttavia, sembra implicare una grande fatica. È davvero così complesso il mestiere dello scrittore?

Murakami: “Sì, è un lavoro che richiede tempo e fatica. Ti trovi chiuso in una stanza, spesso da solo, a misurarti con ogni frase. Ti chiedi: ‘Forse è meglio così, o forse in quest’altro modo?’ Passi una giornata intera a perfezionare una riga, e non c’è nessuno a farti i complimenti. È un lavoro artigianale, molto simile a quello di chi costruisce con pazienza una nave dentro una bottiglia usando lunghe pinze. Non è impossibile, ma richiede dedizione, giorno dopo giorno, finché non vedi il quadro completo prendere forma.”

Intervistatore: Parla di scrittura come di un’arte artigianale. Questo significa che non crede nel talento?

Murakami: “Scrivere un romanzo non è una questione di talento, o almeno non solo di talento. Non è una passeggiata, ma nemmeno un’impresa sovrumana. Per me, ciò che serve davvero è qualcosa di molto più concreto: una capacità di osservazione ostinata, la continuità nel riproporre un punto di vista unico. È questa costanza, questa pazienza che permette di trasformare la realtà, giorno dopo giorno, in una narrazione che parla agli altri. Il talento senza questo sforzo non porta da nessuna parte.”

Intervistatore: Lei ha spesso sottolineato la necessità della disciplina nella scrittura. Quanto conta la routine nel suo processo creativo?

Murakami: “La routine è essenziale, perché la scrittura è un processo che si costruisce lentamente, un passo alla volta. Ogni giorno ci si siede alla scrivania e si lavora, anche quando non ci si sente particolarmente ispirati. È come correre una maratona: il segreto non è essere veloci, ma avere la resistenza per arrivare in fondo. Questo approccio costante ti permette di raffinare il tuo lavoro, di approfondire i personaggi, di rielaborare la realtà in modo sempre più preciso e personale.”

Intervistatore: Il suo libro, però, non sembra un classico manuale di scrittura. È un progetto pensato per gli aspiranti scrittori?

Murakami: “Non lo definirei un manuale. Non è pensato per insegnare a scrivere, ma per mostrare il volto autentico del mestiere di scrivere. È un libro che vuole offrire spunti di riflessione, non formule. Il mio obiettivo è stato condividere la mia esperienza e il mio modo di osservare il mondo, sperando che possa essere utile a chiunque voglia avvicinarsi alla scrittura o, più semplicemente, capire meglio il processo creativo che sta dietro a un romanzo.”

Intervistatore: Cosa vorrebbe che i lettori portassero con sé dopo aver letto questo libro?

Murakami: “Vorrei che capissero che la scrittura è un lavoro di pazienza, di curiosità, di osservazione continua. Non c’è niente di spettacolare o magico: è un mestiere quotidiano, fatto di errori e revisioni, ma anche di momenti di grande soddisfazione. Scrivere significa entrare in un dialogo con la realtà e con se stessi, cercando di trasformare quel dialogo in qualcosa che possa parlare anche agli altri. Questo, per me, è il vero mestiere di scrivere.”

Un pensiero riguardo “Intervista immaginaria a Murakami Haruki a proposito del suo libro “Il mestiere dello scrittore”

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  1. ciao F,

    Ricordo che lo consigliasti qualche anno fa, “per l’umiltà e il lavoro che insegna, oltre alla qualità e la curiosità che esprime”. Anche Pamuk parlava di artigianato della scrittura, ricorderai, “come un artigiano che ogni mattina si siede al suo tavolo e cerca di seguire il suo piano con attenzione e -salvo divagazioni e voli sempre possibili raccontando- cerca di fare il suo dovere… da artigiano.

    Un caro saluto. Ivo

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