"Si scrive per guarire se stessi, per sfogarsi, per lavarsi il cuore. Si scrive per dialogare anche con un lettore sconosciuto. Ritengo che nessuno senza memoria possa scrivere un libro, che l'uomo sia nessuno senza memoria. Io credo di essere un collezionista di ricordi, un seduttore di spettri. La realtà e la finzione sono due... Continua a leggere →
Ferdinando Camon: scrivo per vendetta
“Scrivo per vendetta. Non per giustizia, non per santità, non per gloria: ma per vendetta. Tuttavia, dentro di me, sento questa vendetta come giusta, santa, gloriosa. Mia madre sapeva scrivere solo il suo nome e cognome. Mio padre, poco di più. Nel paese dove sono nato, i contadini analfabeti firmavano con una croce. Quando ricevevano... Continua a leggere →
John Fante: scrivere e gettare via
“Non feci altro che pensarci per tutto il giorno. Ero ossessionato dalla sua nudità bruna e dal suo bacio, dal sapore della sua bocca quando era uscita dall’acqua, e poi vedevo me, bianco e verginale, che trattenevo il respiro per far rientrare lo stomaco e mi coprivo i lombi con le mani. Passai ore intere... Continua a leggere →
Elena Loewenthal: scrivere di sé
In questo breve estratto da un’intervista a Elena Loewenthal, si parla di quel particolare rapporto tra scrittura intima e letteratura, del rischio (o opportunità) implicito che esiste tra raccontare di sé e raccontare di sé attraverso gli altri. Raccontarsi è un gesto di generosità o di narcisismo? «L’uno e l’altro. Scrivendo si rimane in bilico... Continua a leggere →
Ernest Hemingway: se uno scrittore smette di osservare è finito
“Se uno scrittore smette di osservare è finito. Però non serve che lo faccia consapevolmente, pensando che potrebbe servirgli. Magari all’inizio è diverso, ma col tempo tutto quello che vede finisce nella grande riserva delle cose che ha osservato o che conosce. Io quando scrivo cerco sempre di seguire il principio dell’iceberg: i sette ottavi... Continua a leggere →
Rosetta Loy: scrivere nel silenzio
“Per scrivere ho bisogno di essere sola e avere silenzio attorno. Ho anche bisogno di tempo, non riesco a fare niente se non ho almeno un paio d’ore di cui posso disporre totalmente. La vita dello scrivere è scissa, separata da quella ‘fuori’, e per fuori intendo lontano dalla mia scrivania. Scrivo e riscrivo molte... Continua a leggere →
Paul Auster: il mio mestiere
“Ho capito che i libri non sono mai finiti, che è possibile per alcune storie continuare a scriversi senza il loro autore”. Paul Auster è uno dei più importanti autori contemporanei americani. I suoi romanzi sono apprezzati e letti in tutto il mondo, a partire da “L’invenzione della solitudine” del 1979. Autore poliedrico e prolifico... Continua a leggere →
Gli occhi dello scrittore
“Un altro segnale del talento del giovane scrittore è l’adeguata precisione e originalità del suo ‘occhio’. Il buon scrittore vede le cose in modo netto, vivido, preciso e selettivo (vale a dire che sceglie ciò che è importante) non necessariamente perché la sua capacità di osservazione sia per natura più acuta di quella delle altre... Continua a leggere →
Philip Roth: il mio mestiere
“Il problema è che, quando scrivo, la scrittura nasce da un’esigenza di raccontare, troppo forte per essere frenata anche se a volte mi capita di fermarmi, di non riuscire ad andare avanti, di sentire che tutto è finito, che l’angoscia che ho dentro non lascia più posto alle storie, che le storie possibili sono state... Continua a leggere →
Alice Munro: scrivere o smettere di scrivere
Forse la vera ragione per smettere di scrivere è che sto invecchiando. Sono vecchia. Quando succede, fare le cose che devi fare richiede sempre più tempo e concentrazione. Pagare le bollette, ricordarti quando passa il camion della spazzatura, fare la raccolta differenziata, donare soldi a tutte quelle buone cause che hai promesso a te stessa... Continua a leggere →